{"id":5,"date":"2020-03-16T13:35:18","date_gmt":"2020-03-16T12:35:18","guid":{"rendered":"http:\/\/simonepetracca.com\/?page_id=5"},"modified":"2024-09-24T23:04:29","modified_gmt":"2024-09-24T21:04:29","slug":"chi-sono","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/simonepetracca.com\/index.php\/chi-sono\/","title":{"rendered":"CHI SONO"},"content":{"rendered":"<p>Eccomi qui, mi spoglio un attimo dal mio camice (anche se non mi vedrai mai con indosso un camice) e mi metto nei miei abiti pi\u00f9 comodi per poterti raccontare chi sono e come sono arrivato fino qui.<br>L\u2019unica cosa che ti chiedo \u00e8 quella di aprire il tuo cuore per leggere la mia fantastica storia, con la speranza che una volta giunto al termine, avrai la sensazione di conoscermi da chiss\u00e0 quanto tempo.<\/p><p>La mia storia inizia nel 1991 a Lecce, inizia subito \u201cin salita\u201d. Nacqui con la labiopalatoschisi, praticamente mi mancava un pezzo di labbro, un pezzo di gengiva e gran parte del palato. Da l\u00ec inizia il mio pellegrinaggio a Roma, presso l\u2019Ospedale Bambin Ges\u00f9, dove incontro dei dottori fantastici che mi hanno accompagnato dai miei 8 mesi di vita fino ai 18 anni in un percorso durante il quale il mio volto \u00e8 completamente cambiato.<\/p><p>Quello che sentivo per\u00f2, man mano che crescevo ed acquisivo maggiore consapevolezza del mondo, era che stava cambiando non solo il mio aspetto esteriore ma anche e soprattutto il mio modo di pensare. Vedendo i bambini intorno a me, iniziai a capire che in fondo non ero stato tanto sfortunato a nascere con la labiopalatoschisi e capii anche che intorno a me c\u2019era tanta gente che aveva bisogno di essere aiutata.&nbsp;<\/p><p>Allora iniziai a chiedermi: \u201cCome posso fare ad essere una persona che aiuta gli altri?\u201d&nbsp;<\/p><p>Iniziai ad avere un sogno, credo che anche tu che stai leggendo questa storia, quando eri piccolo avevi un sogno. Il mio sogno era di diventare un dottore e di poter restituire anche solo il 10% di quello che stavo ricevendo in quel momento, ma soprattutto speravo di poter essere d\u2019aiuto a quelle centinaia di bambini che vedevo in quelle sale d\u2019attesa.<\/p><p>Nel frattempo diventavo un po\u2019 pi\u00f9 grande ed iniziavo a capire il perch\u00e9 mio pap\u00e0 Antonio mancasse quasi ogni sabato ed ogni domenica, ed il perch\u00e9 ogni luned\u00ec mattina mi svegliavo con un regalo o con una maglia di una squadra di calcio ai piedi del letto. Iniziai a vedere pap\u00e0 che preparava la sua borsa mettendo dentro delle maglie nere con sopra uno stemma \u201cFederazione Italiana Giuoco Calcio\u201d. Le maglie poi diventarono colorate ed io ne rimanevo sempre pi\u00f9 affascinato.<\/p><p>Iniziai a dire a pap\u00e0 che da grande avrei voluto fare quel \u201cmestiere\u201d ed allora iniziai a guardare partite su partite, a leggere il \u201cRegolamento del giuoco del calcio\u201d, iniziai persino a seguire pap\u00e0 quando andava la sera alle riunioni presso la Sezione Arbitri \u201cL. Rizzo\u201d di Lecce.<\/p><p>Entrai dunque in un altro mondo, quello dello sport.<\/p><p>Come tutti i bambini iniziai a provare decine e decine di sport: calcio, tennis, karate, ballo, scherma, basket, pallavolo, nuoto. Iniziai veramente a passare tante e tante ore sul campo o dentro un palazzetto o in acqua ma comunque, dovevo sempre affrontare delle operazioni che mi consentissero il mio percorso di \u201cristrutturazione\u201d.&nbsp;<\/p><p>Durante i periodi di convalescenza pre- e post-operatori ero costretto ad interrompere l\u2019attivit\u00e0 fisica ma avevo un altro problema: mi piaceva mangiare, da morire. Ero (e confesso, lo sono ancora) molto goloso.&nbsp;<\/p><p>Mangiare e sedentariet\u00e0 si sa, non sono mai andati molto d\u2019accordo e quindi iniziai a prendere peso, tanto peso. Guardando oggi le foto di quando ero piccolo, quasi non mi riconosco.&nbsp;<\/p><p>Arrivano finalmente i 14 anni, l\u2019anno in cui finalmente potevo iniziare a frequentare ufficialmente il corso per diventare arbitro di calcio (in verit\u00e0, non so quanti ne abbia frequentati ufficiosamente). Iniziano gli allenamenti ma con me portavo sempre del peso in pi\u00f9, tanto peso in pi\u00f9. Durante la prima operazione per la ricostruzione della parte di labbro mancante mi fu prelevato un piccolo pezzo della guaina che riveste la tibia e probabilmente non si calcific\u00f2 mai per bene.&nbsp;<\/p><p>La mia gamba fece <em>stack <\/em>e dovetti nuovamente fermarmi, questa volta non per un\u2019operazione ma per una microfrattura da stress alla tibia.<\/p><p>L\u2019ortopedico che mi visit\u00f2 e il medico dello sport che mi prese in cura mi fecero capire che avrei dovuto necessariamente perdere peso, avrei dovuto perdere quel Simone in pi\u00f9 che mi portavo dietro.<\/p><p>Andai per la prima volta da un dottore nuovo, il dottore che spiegava come, cosa e quando mangiare. Per la prima volta feci il mio incontro con il nutrizionista.&nbsp;<\/p><p>Quel modo che aveva di parlare, quel modo che aveva di prendere con dovizia di particolari tutte le mie informazioni mi affascin\u00f2, ma soprattutto mi affascin\u00f2 il fatto che potesse aiutarmi concretamente a realizzare il mio sogno.<\/p><p>Ti ricordi quando all\u2019inizio di questa storia ti ho detto che volevo trovare un mestiere che potesse aiutare il prossimo? Ecco, l\u2019incontro con quel nutrizionista mi fece capire che probabilmente poteva essere il lavoro che mi avrebbe aiutato ad aiutare (scusa per il gioco di parole).<\/p><p>Ho sempre creduto, e credo tutt\u2019ora, che il pi\u00f9 bel dono che si possa ricevere \u00e8 proprio quello di poter donare.<\/p><p>Iniziai il mio percorso da arbitro, senza lasciare per\u00f2 l\u2019altro mio sport preferito, il nuoto. Mi dividevo tra allenamenti sul campo ed allenamenti in vasca, seguendo sempre i consigli che il mio primo nutrizionista mi diede.<\/p><p>Dopo un po\u2019 per\u00f2, come spesso succede, le motivazioni vennero meno e nonostante continuassi ad allenarmi anche 5 volte a settimana iniziai a non accompagnare gli allenamenti con l\u2019alimentazione.<\/p><p>Nel percorso di un arbitro, succede che prima o poi fai il salto \u201ctra i grandi\u201d. L\u2019anno in cui sarei dovuto essere promosso a livello nazionale ecco che il primo giorno di preparazione estiva la mia gamba fece nuovamente <em>stack. <\/em>Accidenti, nuovamente il peso che tornava a farsi sentire tutto e la mia tibia sempre un po\u2019 troppo fragile che non regge.&nbsp;<\/p><p>Ecco allora che iniziano nuovamente le cure, questa volta pi\u00f9 dolorose rispetto alle prime che feci.&nbsp;<\/p><p>Mi rivolsi allora, nuovamente, ad un altro nutrizionista. Questa volta un nutrizionista specifico per lo sport, per cercare di curare ancora di pi\u00f9 quei dettagli che molto spesso si trascurano. Va bene allenarsi, ma ho il carburante giusto per farlo? Ho la benzina necessaria per fare quei 10 metri in pi\u00f9, mentre i miei avversari si fermano prima?<\/p><p>Parlando con lui, durante la prima visita, mi raccont\u00f2 di come inizi\u00f2 a lavorare nel mondo dello sport prima come preparatore atletico, girando l\u2019Italia e poi come nutrizionista, diventando il nutrizionista della squadra della mia citt\u00e0.<\/p><p>Pensai che dietro alle gesta dei campioni che ammiravo la domenica allo stadio, c\u2019era anche una piccola parte di lui, iniziai a pensare che fosse il piccolo pezzo di un puzzle grandissimo che compone la parola successo.<\/p><p>Tornai a casa, con il suo esempio in testa e le sue parole nel cuore.&nbsp;<\/p><p>Quell\u2019anno fui promosso a livello nazionale come arbitro e una piccola parte lo devo anche a quel nutrizionista che mi permise di togliermi quella parte in pi\u00f9 di me che mi portavo dietro.<\/p><p>Dopo aver riflettuto tanto sul periodo dell\u2019infortunio, cap\u00ec che dietro i successi di uno sportivo c\u2019\u00e8 sempre tante persone che lavorano nell\u2019ombra ma che sono fondamentali per poter far si che quell\u2019atleta possa arrivare al successo. Dietro un successo, infatti, oltre alle indubbie capacit\u00e0 dell\u2019atleta ci sono anche altre capacit\u00e0 che altre persone mettono al suo servizio: l\u2019allenatore, il fisioterapista, l\u2019osteopata, il mental coach\u2026.il nutrizionista.<\/p><p>Iniziai, nello stesso periodo in cui seguivo il piano alimentare, a scoprire che dietro la scelta di cosa mangiare (ed anche di quando mangiarlo) c\u2019era praticamente un mondo fatto di calorie, macro e micro-nutrienti, che hanno il potere di far girare meglio la nostra macchina e tirare fuori il meglio di noi durante gli allenamenti o durante una competizione sportiva.<\/p><p>A questo, si associa anche il fatto che alcuni alimenti, unitamente all\u2019attivit\u00e0 fisica possono dare una svolta alla propria vita ed alla propria performance.<\/p><p>Tuttavia, finito il quinto superiore in me non era ancora radicata l\u2019idea di diventare un nutrizionista. Mi iscrissi alla facolt\u00e0 di Farmacia, a Chieti. Arbitravo ancora in Puglia e facevo su e gi\u00f9 ogni weekend, passavo pi\u00f9 tempo su un treno che a casa.<\/p><p>Ricominciai, per evitare che la vita da fuorisede potesse influire sul mio peso, ad essere seguito da un nutrizionista, diverso dal primo. L\u00ec scocc\u00f2 la scintilla finale.<\/p><p>Decisi perci\u00f2 di lasciare la facolt\u00e0 di farmacia e mi trasfer\u00ec a Lecce, per frequentare Biotecnologie.<\/p><p>Da l\u00ec, dopo 5 anni mi laureai in Biologia, indirizzo Nutrizione Umana. La fine di un bel percorso? Forse\u2026<\/p><p>Iniziai a lavorare come nutrizionista, appoggiandomi presso lo studio medico di un collega arbitro. Poi, poco dopo, il periodo pi\u00f9 brutto degli ultimi anni: tutti chiusi a casa per un virus chiamato Covid.<\/p><p>La mia voglia di aiutare le persone per\u00f2 non si ferm\u00f2, specialmente durante quel periodo. Mi inventai cos\u00ec il \u201cNutrizionista solidale\u201d, offrivo la mia consulenza in maniera gratuita a chiunque ne avesse bisogno, a chiunque ne avesse avuto voglia. Ero l\u00ec, in videochiamata ad ascoltare le persone.&nbsp;<\/p><p>S\u00ec, ad ascoltare, perch\u00e9 per poter essere veramente di supporto, la prima cosa che si deve fare \u00e8 ascoltare. Ascoltare le paure, le abitudini, ci\u00f2 che frena una persona nel raggiungimento di un obiettivo, bisogna in poche parole entrare in perfetta sintonia con chi si ha di fronte, senza trattarlo da \u201cPAZIENTE\u201d, piuttosto da amico (ecco perch\u00e9 non mi vedrete mai con il camice durante i nostri incontri).<\/p><p>L\u2019emergenza sanitaria pian piano ci lasci\u00f2 un po\u2019 di respiro, le limitazioni si allentarono e rientrai in studio per incontrare dal vivo tutti quegli amici che durante il periodo di quarantena avevano deciso di affidarsi a me, di farsi ascoltare ma soprattutto di farsi aiutare.<\/p><p>Mancava ancora qualcosa per\u00f2, mancava qualcosa per poter aiutare le persone in maniera definitiva. Ecco, se volevo lavorare con gli sportivi, garantire loro il massimo del mio impegno ed il massimo del risultato, dovevo necessariamente capire il meccanismo che si celava dietro uno sport.<\/p><p>Perch\u00e9 allora non iscriversi alla facolt\u00e0 di Scienze Motorie? Detto, fatto. Dopo due anni mi son laurato con il massimo dei voti, diventando Chinesiologo.<\/p><p>La laurea in scienze motorie mi ha dato la possibilit\u00e0 di diventare preparatore atletico degli arbitri della sezione di Lecce che operano a livello nazionale. E che bello! Che sensazione stupenda, accendere la TV e vedere gli arbitri che lavorano con me per tutta la settimana in mezzo a quel prato verde. Stavo finalmente realizzando il mio sogno: essere al servizio di chi VINCE.<\/p><p>L\u2019attivit\u00e0 in studio intanto continua a gonfie vele e sempre pi\u00f9 sportivi si affacciano alla mia porta per ricevere il mio supporto. Posso nominare, ad esempio: Ermes (Arbitro di Serie C di calcio), Diego (Podista specializzato in 10km), Gianluca (Podista specializzato in 10km, 21km e in corso di preparazione per la maratona di Firenze), Andrea (podista agli esordi su tutte le distanze), Gianluca (Capitano di una squadra di pallavolo di serie B), Mattia (rugbista), e potrei menzionarne tanti e tanti altri.<\/p><p>Pensi di conoscermi fino in fondo? Ancora no! Manca un po\u2019 della mia vita privata, ti ho parlato solo della mia formazione e del mio lavoro.<\/p><p>Vive con me un piccolo cagnolino che, da buon arbitro, ho chiamato VAR. Lo abbiamo voluto tantissimo io e Lavinia, e da quando \u00e8 arrivato la mia vita \u00e8 totalmente cambiata. Prima che ci fosse lui non riuscivo a comprendere l\u2019amore che si prova verso un animale, tutte le attenzioni che si pongono per farlo stare bene. Da ormai quattro anni, invece, le mie giornate finiscono sempre con una buona dose di coccole che ci facciamo a vicenda io e VAR.<\/p><p>Tre giorni a settimana, nel pomeriggio, continuo ad allenare i ragazzi nazionali della sezione di Lecce, che continuano a darmi tantissime soddisfazioni (e vi confesso che qualche lacrima scappa ancora, cos\u00ec come qualche <em>coccolone <\/em>quando c\u2019\u00e8 qualche episodio dubbio).<\/p><p>Nei fine settimana, invece, quando non sono impegnato in qualche parquet di calcio a 5 (sono arbitro nazionale di Calcio a 5, dopo aver calcato i campi della Serie D di calcio a 11), mi diverto con la mia squadra podistica AVIS Novoli a correre. Per ora corro solo le 10km e le 21km ma il mio sogno \u00e8 quello di poter concludere, almeno una volta, la maratona.<\/p><p>Amo viaggiare, fosse per me viaggerei ovunque, almeno una volta al mese (ok, forse \u00e8 un po\u2019 troppo).<\/p><p>L\u2019altra cosa che amo \u00e8 leggere. Leggo di tutto, dai gialli ai romanzi, dalle biografie ai saggi. Tutto ci\u00f2 che ha delle pagine bianche e delle parole \u00e8 sempre ben accetto. Ogni mese decido di andare nella mia libreria preferita e scegliere almeno 4 libri da leggere durante il mese. Che bella sensazione quel profumo di libri nuovi\u2026<\/p><p>Ecco, credo di averti detto tutto di me e spero che tu sia arrivato fino alla fine di questo racconto. Se cos\u00ec fosse, ti ringrazio veramente con tutto il cuore per aver cercato di conoscermi meglio e aver capito, prima ancora di incontrarci, chi \u00e8 Simone.<\/p><p>Ti prometto di mettere lo stesso impegno che hai messo tu, nel conoscerti.<\/p><p>A presto!<\/p><p><br><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Eccomi qui, mi spoglio un attimo dal mio camice (anche se non mi vedrai mai con indosso un camice) e mi metto nei miei abiti pi\u00f9 comodi per poterti raccontare chi sono e come sono arrivato fino qui.L\u2019unica cosa che ti chiedo \u00e8 quella di aprire il tuo cuore per leggere la mia fantastica storia, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"wprm-recipe-roundup-name":"","wprm-recipe-roundup-description":"","advanced_seo_description":"","jetpack_seo_html_title":"","jetpack_seo_noindex":false,"ocean_post_layout":"","ocean_both_sidebars_style":"","ocean_both_sidebars_content_width":0,"ocean_both_sidebars_sidebars_width":0,"ocean_sidebar":"","ocean_second_sidebar":"","ocean_disable_margins":"enable","ocean_add_body_class":"","ocean_shortcode_before_top_bar":"","ocean_shortcode_after_top_bar":"","ocean_shortcode_before_header":"","ocean_shortcode_after_header":"","ocean_has_shortcode":"","ocean_shortcode_after_title":"","ocean_shortcode_before_footer_widgets":"","ocean_shortcode_after_footer_widgets":"","ocean_shortcode_before_footer_bottom":"","ocean_shortcode_after_footer_bottom":"","ocean_display_top_bar":"default","ocean_display_header":"default","ocean_header_style":"","ocean_center_header_left_menu":"","ocean_custom_header_template":"","ocean_custom_logo":0,"ocean_custom_retina_logo":0,"ocean_custom_logo_max_width":0,"ocean_custom_logo_tablet_max_width":0,"ocean_custom_logo_mobile_max_width":0,"ocean_custom_logo_max_height":0,"ocean_custom_logo_tablet_max_height":0,"ocean_custom_logo_mobile_max_height":0,"ocean_header_custom_menu":"","ocean_menu_typo_font_family":"","ocean_menu_typo_font_subset":"","ocean_menu_typo_font_size":0,"ocean_menu_typo_font_size_tablet":0,"ocean_menu_typo_font_size_mobile":0,"ocean_menu_typo_font_size_unit":"px","ocean_menu_typo_font_weight":"","ocean_menu_typo_font_weight_tablet":"","ocean_menu_typo_font_weight_mobile":"","ocean_menu_typo_transform":"","ocean_menu_typo_transform_tablet":"","ocean_menu_typo_transform_mobile":"","ocean_menu_typo_line_height":0,"ocean_menu_typo_line_height_tablet":0,"ocean_menu_typo_line_height_mobile":0,"ocean_menu_typo_line_height_unit":"","ocean_menu_typo_spacing":0,"ocean_menu_typo_spacing_tablet":0,"ocean_menu_typo_spacing_mobile":0,"ocean_menu_typo_spacing_unit":"","ocean_menu_link_color":"","ocean_menu_link_color_hover":"","ocean_menu_link_color_active":"","ocean_menu_link_background":"","ocean_menu_link_hover_background":"","ocean_menu_link_active_background":"","ocean_menu_social_links_bg":"","ocean_menu_social_hover_links_bg":"","ocean_menu_social_links_color":"","ocean_menu_social_hover_links_color":"","ocean_disable_title":"default","ocean_disable_heading":"default","ocean_post_title":"","ocean_post_subheading":"","ocean_post_title_style":"","ocean_post_title_background_color":"","ocean_post_title_background":0,"ocean_post_title_bg_image_position":"","ocean_post_title_bg_image_attachment":"","ocean_post_title_bg_image_repeat":"","ocean_post_title_bg_image_size":"","ocean_post_title_height":0,"ocean_post_title_bg_overlay":0.5,"ocean_post_title_bg_overlay_color":"","ocean_disable_breadcrumbs":"default","ocean_breadcrumbs_color":"","ocean_breadcrumbs_separator_color":"","ocean_breadcrumbs_links_color":"","ocean_breadcrumbs_links_hover_color":"","ocean_display_footer_widgets":"default","ocean_display_footer_bottom":"default","ocean_custom_footer_template":"","jetpack_post_was_ever_published":false,"footnotes":""},"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_likes_enabled":true,"jetpack-related-posts":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/simonepetracca.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/5"}],"collection":[{"href":"http:\/\/simonepetracca.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"http:\/\/simonepetracca.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/simonepetracca.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/simonepetracca.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=5"}],"version-history":[{"count":7,"href":"http:\/\/simonepetracca.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/5\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":246,"href":"http:\/\/simonepetracca.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/5\/revisions\/246"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/simonepetracca.com\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=5"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}