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Dieta per sportivi: perché il problema non è la forza di volontà

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Caro sportivo,

se stai leggendo questo articolo, probabilmente ti è già successo almeno una volta.

Hai iniziato un percorso con entusiasmo. Hai riempito il frigorifero degli alimenti giusti, organizzato gli allenamenti e promesso a te stesso che questa sarebbe stata la volta buona. Per qualche giorno è andato tutto bene. Poi sono arrivati il lavoro, una cena improvvisa, una riunione finita tardi, i figli da accompagnare, la stanchezza. Nel giro di poco tempo quel piano, che all’inizio sembrava perfetto, ha iniziato a stare stretto. E forse hai pensato la stessa cosa che sento dire spesso nel mio studio: “Non ho abbastanza forza di volontà.”

Vorrei dirti una cosa.

Non è detto che il problema sia tu.

Negli anni ho capito che molte persone non interrompono un percorso perché sono pigre o poco motivate. Lo interrompono perché stanno cercando di seguire una dieta costruita per una vita che non vivono.

Ed è una differenza enorme.

Immagina un runner che lavora otto ore al giorno, pranza fuori casa e riesce ad allenarsi solo dopo cena. Ha davvero senso proporgli un piano alimentare che prevede di cucinare ogni pasto? Oppure pensare che riuscirà a pesare tutto al grammo mentre è in trasferta per lavoro?

Secondo me no.

Eppure è quello che succede molto più spesso di quanto immagini.

Per questo, quando una persona entra nel mio studio, la prima domanda non è mai: “Cosa mangi?”

La prima domanda è: “Come vivi?”

Perché credo che una buona alimentazione sportiva debba nascere dalla tua quotidianità, non dalla teoria.

Mi interessa sapere quando ti alleni, quanto tempo hai per preparare i pasti, se mangi in mensa, se lavori su turni, se hai una famiglia, se il sabato sei sempre fuori casa. Tutte queste informazioni, per me, valgono quanto il calcolo delle calorie o dei macronutrienti.

Anzi, a volte valgono di più.

Perché una dieta perfetta che non riesci a seguire serve a poco. Una strategia magari meno “perfetta”, ma che riesce ad accompagnarti per mesi o anni, ha un valore infinitamente più grande.

Negli ultimi tempi mi sono reso conto di una cosa.

Molti sportivi non smettono di allenarsi perché non amano più lo sport. Smettono perché la loro vita cambia e continuano a pretendere da sé stessi le stesse abitudini di quando avevano vent’anni.

Ma la vita cambia.

Arriva il lavoro.

Arrivano nuove responsabilità.

Arrivano i figli.

Cambiano gli orari.

Ed è giusto che cambi anche il modo di allenarsi e di alimentarsi.

Non significa rinunciare ai propri obiettivi.

Significa trovare un nuovo equilibrio.

Credo che il vero successo di un percorso nutrizionale non sia riuscire a seguire la dieta durante una settimana perfetta. Quelle settimane, prima o poi, capitano a tutti.

La vera differenza si vede quando arrivano gli imprevisti. Quando hai poco tempo, quando salti un allenamento, quando mangi una pizza con gli amici o quando una giornata va semplicemente storta.

È in quei momenti che il tuo sistema deve continuare a funzionare.

Ed è proprio questo l’obiettivo che mi pongo ogni volta che costruisco un piano alimentare.

Non voglio darti qualcosa che funzioni solo sulla carta.

Voglio aiutarti a costruire un’alimentazione che possa crescere insieme alla tua vita.

Perché il mio lavoro non è consegnarti una dieta.

Il mio lavoro è fare in modo che tu possa continuare a sentirti uno sportivo, anche quando la vita cambia.